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Affido dei figli: basta automatismi, conta solo il loro interesse

Articolo · Smeralda Cappetti ·

Con un importante doppio intervento della Corte di Cassazione in materia di famiglia, si rafforza un principio chiave: nelle decisioni su figli e casa familiare non esistono automatismi, ma solo valutazioni concrete nell’interesse dei minori.

Con l’ordinanza n. 6078/2026, la Cassazione ha chiarito che i figli piccoli non devono essere collocati automaticamente presso la madre.

 

Il giudice, in base all’art. 337-ter c.c., deve valutare caso per caso quale sia la soluzione migliore per i minori, considerando elementi concreti come la qualità della relazione con ciascun genitore, il ruolo svolto in passato nella crescita, la capacità educativa e affettiva, l’equilibrio complessivo della vita familiare.

 

Nel caso esaminato, la Corte d’Appello aveva privilegiato la madre solo per la giovane età dei figli. La Cassazione ha censurato questa impostazione, definendola una valutazione astratta e non aderente alla realtà familiare.

 

L’interesse del minore è infatti quello di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, e ogni decisione su affidamento, collocamento e frequentazione deve essere costruita su questo obiettivo, non su stereotipi.

 

Con la successiva ordinanza n. 6176/2026, la Cassazione affronta un altro tema molto pratico: cosa succede se gli accordi di separazione non vengono rispettati nel tempo?

Nel caso concreto, la casa familiare avrebbe dovuto essere rilasciata, ma la situazione si è protratta per oltre sette anni, con i figli stabilmente radicati nell’abitazione.

 

La Corte ha stabilito che questa situazione di fatto consolidata costituisce un fatto sopravvenuto che giustifica la modifica delle condizioni di separazione, nonchè la conferma dell’assegnazione della casa e la revisione (anche al ribasso) dell’assegno di mantenimento.

Queste pronunce segnano un passaggio culturale rilevante con il superamento di schemi rigidi e la valorizzazione della realtà concreta rispetto agli accordi formali, nell'interesse centrale del minore.

 

Un orientamento che va nella direzione di una giustizia familiare più equa e aderente alla vita quotidiana delle persone.

 

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