La guerra in Iran non sta colpendo solo petrolio e gas, ma anche l’approvvigionamento globale di cibo. L'articolo del Wall Street Journal tratto dalla rassegna stampa di Liturri.
(The Wall Street Journal, Francisco Martin-Rayo, 25 marzo 2026)
La guerra in Iran non sta colpendo solo petrolio e gas, ma anche l’approvvigionamento globale di cibo attraverso due shock simultanei: la chiusura effettiva dello stretto di Ormuz dal 28 febbraio, che ha interrotto il flusso di fertilizzanti dal Golfo verso il mondo, e l’attacco missilistico iraniano del 18 marzo alla città industriale di Ras Laffan in Qatar, che ha bloccato la produzione di Gnl destinato alla fabbricazione di fertilizzanti.
Circa il 50% dell’urea scambiata a livello mondiale, fertilizzante azotato che sostiene quasi metà della produzione alimentare globale, proviene dal Golfo e transita per lo stretto; la sola QAFCO in Qatar produce 5,6 milioni di tonnellate all’anno, pari al 14% dell’offerta mondiale, e da marzo è fuori linea, mentre Russia e Cina hanno già limitato le esportazioni, facendo schizzare il prezzo dell’urea da 516 a 680 dollari la tonnellata in meno di una settimana, con previsioni oltre gli 800 dollari se il blocco si prolunga fino a maggio.
Il tempismo è drammatico perché molti agricoltori nel mondo, dall’Australia all’India, all’Italia e al Brasile, si trovano con solo il 15% del fertilizzante necessario a poche settimane dalla semina, creando un problema non solo di prezzo ma di disponibilità fisica che porterà a un aumento dei prezzi alimentari globali del 12-18% entro fine 2026 e ancora più alto nella prima metà del 2027, con il rischio di restrizioni alle esportazioni da parte di vari Paesi come già accaduto nel 2022.
(Start Magazine de 28/03/2026)